Sostare nella solitudine

Sono solo

La prima immagine che sale alla mente quando si parla di solitudine è quella fisica. La sensazione è quella di stare in una stanza stretta, senza porte da cui poter uscire. In alcuni casi c’è una finestra da cui si può osservare il mondo esterno, un mondo irraggiungibile nonostante sia così vicino. Ci si blocca ad osservare la vita degli altri che scorre mentre il proprio spazio rimane fermo, come sospeso

“Mi sento solo”

In altri casi però la solitudine è più interna non così tangibile, e diventa più complessa da nominare. Dall’esterno si appare socievoli, felici ma dentro di sé si sente che qualcosa stride. Come trovarsi a una festa: ci sono tante persone, risate, musica, rumori, movimenti veloci. Eppure tutto è distante, ovattato. Si vedono i volti ma non li si mette davvero a fuoco. Come se fra te e il mondo ci fosse una parete invisibile, non abbastanza definita da essere vista, ma sufficiente da impedire la connessione. Qui la solitudine non è solo assenza ma disconnessione. 

“Voglio stare da solo”

Alcuni casi la solitudine, quando viene cercata, assume uno spazio diverso, diventa un rifugio. Il proprio posto, un luogo che cambia funzione e forma a seconda del bisogno: recuperare energia, mettere ordine, dedicarsi alla proprie passioni, staccare la spina da tutto. Non è uno spazio di mancanza, ma uno spazio che protegge e riorganizza.

“Non mi sento parte di niente”

Ci sono poi forme di solitudine più profonde, come la sensazione di solitudine esistenziale, forse la più complessa da rappresentare. È come abitare in una città piena di gruppi di case tutti simili tra loro: un quartiere di grattacieli, uno casette a schiera, uno residenziale, uno industriale… tutti riconoscibili e inquadrabili, mentre la propria casa non sa dove collocarsi, ha delle caratteristiche in comune ma mai abbastanza. In qualsiasi zona la si metta sembra non riuscire mai ad aderire del tutto alla mappa della città. Ti senti sempre fuori posto.  

Quando si pensa alla solitudine questa viene spesso ridotta a un’unica immagine: essere soli. In realtà non è quasi mai solo questo. La solitudine è uno spazio complesso in cui sostare, uno spazio che cambia forma a seconda di come la si attraversa, di chi la abita, e di quanto si riesce a sentirsi in contatto con ciò che accade fuori o dentro di sé. Ognuno dà alla solitudine una collocazione e una valenza diversa.

Se ti è mai capitato di sentirti solo, di sentire un vuoto incolmabile che non trova rimedio, se senti di avere bisogno di uno spazio in cui ricostruirti questo potrebbe essere il posto da cui iniziare a sentirti compreso.



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Vivere l'orgasmo - tuffarsi dove non si tocca 

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L’architettura invisibile delle relazioni